lunedì 4 novembre 2013

Vignola. Tour tra natura, cutura, arte e buon cibo

Collocata allo sbocco della Valle del Panaro, Vignola trova l'origine del suo nome da "piccola vigna", quindi dalle viti che in epoca romana venivano largamente coltivate in questa parte del territorio modenese.
La sua è una realtà agricola anche ai giorni nostri, con industrie alimentari ed enologiche di grande importanza.
Tra i prodotti di nicchia troviamo la Moretta di Vignola, ciliegia autoctona di altissimo valore organolettico, presidio Slow Food, presente nel territorio modenese dalla fine dell'Ottocento e conosciuta in tutta Europa. Purtroppo la coltivazione ha sempre presentato molteplici difficoltà: la produzione dei frutti è lenta; la raccolta è difficoltosa a causa dell'elevata altezza degli alberi (15-20 mt.) e il frutto è molto delicato e facile alle ammaccature. Dopo un periodo florido negli anni '50-'60, per tutte le sue problematiche, questa ciliegia ha rischiato l'estinzione. Per evitare che questo succedesse, nel 2007 il progetto "Salviamo la ciliegia Moretta" ha coinvolto migliaia di persone che si sono prodigate a far conoscere il prodotto e a sensibilizzare i contadini ad investire sulla sua coltivazione. Ora è nuovamente sul mercato, grazie ai cittadini e alle sperimentazioni degli esperti, che hanno permesso di ridurre l'altezza degli alberi in modo da favorirne la raccolta, anche se in misura molto molto limitata.
Chi si occupa industrialmente di conservazione di ciliegie è la Toschi, con sede a Savignano sul Panaro, azienda fondata nel 1945 per la produzione di ciliegie sotto spirito.
Nel corso degli anni, la produzione si è ampliata spaziando dalla frutta sotto spirito ai liquori, ai semilavorati per pasticceria e gelateria fino a presentarsi nel 2000 con un nuovo articolo: l'aceto Balsamico di Modena Igp e quello Tradizionale di Modena D.o.p.




Trovarsi in centro città e non recarsi alla pasticceria Gollini, è come non andare a visitare la Rocca




e Palazzo Boncompagni, con la sua spettacolare scala elicoidale autoportante, unica di questo genere, opera di Jacopo Barozzi detto il Vignola.




E Barozzi è anche la torta, ormai divenuta simbolo storico di Vignola, inventata da Eugenio Gollini alla fine del XIX secolo, della quale è stato registrato il nome e il marchio e ne viene gelosamente mantenuta segreta la ricetta dagli eredi. Si tratta comunque si un impasto a base di arachidi, mandorle, cacao e caffè le cui dosi sono però sconosciute.




All'Osteria della Luna, a pochi passi dalla Rocca, si possono gustare piatti preparati con molte eccellenze della zona e presidi Slow Food provenienti da piccoli produttori locali: 



  • Prosciutto di Modena D.o.p. una delle più grandi eccellenze della zona, prodotto molto pregiato ottenuto dalla lavorazione e stagionatura dei maiali di razza bianca;
  • Mortadella D.o.p. Pasquini e Brusiani, dal sapore molto delicato, realizzata con carmi magre dei muscoli della spalla, che le conferiscono una consistenza particolare e unica;
  • Lardo di Pavullo, particolarmente apprezzato e utilizzato per la farcitura di ciacci e crescentine;
  • Parmigiano Reggiano D.o.p. e Ricotta fresca del caseificio "Rosola" di Zocca. Per ogni forma di Parmigiano vengono impiegati 600 lt di latte esclusivamente di vacca Bianca Modenese (un bovino di cui sono rimasti solo qualche centinaio di capi, presidio Slow Food dal 2006), con proprietà di gran lunga superiori a quello di Frisona, ne risultano dei prodotti eccezionali;
  • Aceto Balsamico Tradizionale D.o.p. proveniente dall'acetaia "San Donnino" di San Vito di Spilamberto, dove per  l'invecchiamento vengono rispettati i canoni della disciplinare;
  • Ciliegia Moretta, fresca in stagione e candita negli altri periodi;
  • Lambrusco di Sorbara DOC Premium Cleto Chiarli. Il Lambrusco è il prodotto di vitigni che da secoli si sono integrati nel territorio modenese. E' un vino naturalmente frizzante, infatti non vengono utilizzati zuccheri estranei all'uva, come accade per gli spumanti, e la fermentazione si effettua col metodo classico direttamente in bottiglia. Oltre al Lambrusco di Sorbara, sono apprezzati anche il Lambrusco di Castelvetro e il Salamino di Santa Croce.



Per gli appassionati di cinema, lo scorso mese di settembre è stata inaugurata la prima sezione, di tre previste, del Museo del Cinema "Antonio Marmi": 500 mq utilizzati per l'esposizione di oggetti e macchinari che hanno solcato la storia del cinema dall'800 ai giorni nostri. 
Più di 1000 sono i pezzi in mostra, tutti di proprietà della famiglia Marmi e frutto della grande passione di Antonio. Uno dei posti d'onore viene occupato da un cimelio di grande pregio: il cappello che fu del grande Federico Fellini.
La sede del museo si trova nel piano sotterraneo del Teatro Ermanno Fabbri di Vignola, restaurato di recente, luogo in cui viene rappresentato da nove edizioni il Poesia Festival, la rassegna di poesie che attraversa il territorio dell'Unione Terre dei Castelli, formato da: Castelnuovo Rangone, Castelvetro di Modena, Guiglia, Marano sul Panaro, Savignano sul Panaro, Spilamberto, Vignole e Zocca.




Vignola e dintoni......

A Maranello il Museo Ferrari dedica 3500 mq di superficie alla storia delle automobili marchiate con lo stemma del "Cavallino Rampante", nonchè uno spazio per i simulatori di F1 dove si possono vivere delle vere e proprie sfide sulla pista di Monza.


                           
                           
                             
                          


Nel Comune di Zocca si trova il Museo del Castagno e del Borlengo, nato nel 2000 come ringraziamento a quest'albero che, tanto in passato quanto nel presente, rappresenta per molta gente di montagna una fonte notevole di sussistenza.

  
                          


Il museo racconta la storia della castagna, degli strumenti che venivano comunemente usati per la sua lavorazione e delle piante e animali che vivono nel castagneto; ma racconta anche la storia delle tradizioni a tavola attraverso Pippo, un simpatico signore che insegna l'arte dei "ciaci" e dei borlenghi.
Si sta parlando di cibi semplici, quelli classici dei contadini della Valle del Panaro che aspettavano il "dì di festa" per riunirsi e sedersi tutti intorno al camino tra una chiacchiera ed un borlengo.
Il borlengo è una sfoglia molto sottile e croccante preparata con acqua, farina, olio, sale e uova. In passato si preparava l'impasto il giorno prima e lo si lasciava riposare 24-36 ore, fino al momento della cottura nella "rola", una grande padella di rame stagnato (chiamata anche "sole" proprio per il sole inciso sulla superficie interna)  unta con cotenna di maiale, poi farcita con lo strutto fresco. 
Ora il condimento della farcia è stato "alleggerito" e sostituito dalla "cunza", un condimento a base di un trito di pancetta stesa senza sale, aglio e rosmarino con l'aggiunta di poca salsiccia (1/6 rispetto alla pancetta).




Il ciacio (con una "c" come sottolinea Pippo) assomiglia molto alla piadina, anche se l'impasto si presenta più leggero grazie all'olio invece dello strutto.
Gli ingredienti sono anche in questo caso molto semplici: gli stessi del borlengo, tranne per l'uovo, e le "cottole" di ferro da appoggiare sul fornello, unte con l'olio di semi perché l'impasto non si appiccichi, sostituiscono la "rola" e la particolare spirale di fiammelle del suo di fornello.
Si può preparare sia con la farina bianca che con quella di castagne. Nel primo caso si farcisce con la cunza, oppure formaggi freschi o salumi; nel secondo può essere invece utilizzata una farcia di ricotta fresca e miele di castagno.




Chi è interessato a conoscere tutto il procedimento di lavorazione dell'aceto Balsamico Tradizionale può soddisfare la sua curiosità al Museo del Balsamico Tradizionale di Spilamberto.
Prodotto nell'area degli antichi domini estensi, questo prezioso aceto di tradizione secolare viene ottenuto direttamente dal mosto d'uva cotto, maturato molto lentamente in batterie di botticelle di legni dapprima teneri, per favorire la fermentazione e l'evaporazione, poi per ogni travaso, con quelli sempre più duri, per maturare e concentrare il liquido e preservare in modo naturale gli aromi ottenuti con l'invecchiamento.




Nel sottotetto dell'edificio che ospita il museo, c'è l'acetaia della Consortera con una sala attrezzata per gli assaggi. Il rituale inizia dall'esame visivo di due campioni di balsamico: quello invecchiato 12 anni, più liquido e dal sapore gradevolmente più acido; e l'extra vecchio, di 25 anni, la cui consistenza è sciropposa e il gusto molto aromatico.




Nel 1987 la Camera di Commercio ha commissionato il disegno di una bottiglietta particolare della capacità di 100 ml, a disposizione solo dei produttori autorizzati, al designer Giugiaro allo scopo di garantire l'autenticità del prodotto.






mercoledì 16 ottobre 2013

Distillerie aperte: storie di famiglie, di grappe e alambicchi....

             


Porta la firma di "Made in Vicenza" l'organizzazione di "Distillerie aperte", l'evento che mette in risalto il distillato italiano per eccellenza: la grappa.
Novità del 2013 è stata la presenza di blogger del settore enogastronomico, che hanno partecipato alle visite guidate nelle distillerie e goduto di un weekend all'insegna delle degustazioni.
Cinque sono state le aziende prese in considerazione, cinque differenti realtà che hanno come comune denominatore la passione e la dedizione al lavoro, con in più il rispetto per le tradizioni di famiglia, alcune delle quali sono molto antiche, altre invece sono di più recente costituzione.






Le acquaviti o distillati si preparano per distillazione di alcune bevande alcoliche, o per fermentazione e successiva distillazione, di prodotti ricchi di zuccheri o amidi. La loro gradazione alcolica oscilla mediamente tra i 38 e 60° di etanolo in volumi, ma la media in commercio si aggira intorno ai 40°.
Il distillatore classico è l'alambicco, che funziona a ciclo discontinuo ed é formato da una caldaia in rame contenente quattro cestelli bucherellati sul fondo; dalla colonna di distillazione, composta da nove piatti a campanelle; da un condensatore a serpentina, immerso nell'acqua fredda, attraverso il quale i vapori alcolici si condensano e fuoriescono come liquidi; dalla campana di saggio, che misura la gradazione alcolica; dal misuratore fiscale e recipiente di raccolta.


             

Dopo la vinificazione, il vino viene separato dalle vinacce. Queste vengono inserite nei cestelli bucherellati e scaldate dal vapore emesso dal fondo della caldaia. Qui inizia un gioco di vapori e evaporazioni alcoliche che, condensandosi nella serpentina, fanno fuoriuscire la grappa.
La prima e l'ultima frazione, la "testa" e la "coda", vengono eliminate per la loro tossicità e perché conferiscono odori e sapori sgradevoli. É quella centrale, il "cuore", la parte "nobile", che costituisce quindi il distillato.
Dopo essere stata sottoposta a misurazione fiscale, la grappa viene fatta maturare in serbatoi di acciaio per almeno un anno, in caso di grappa giovane; e in barrique di rovere per alcuni anni, in caso di grappa invecchiata. Poi viene imbottigliata.



Distilleria Poli. "La grappa a modo mio"
Corre l'anno 1898 quando Giobatta, detto Titta, spinto dalla sua passione per la grappa, monta un piccolo alambicco clandestino su un carretto e va girovagando di casa in casa, a distillare vinacce. Si arriva ai giorni nostri con Jacopo, Barbara, Andrea e Cristina, moglie di Jacopo, passando per i progressi di nonno Giovanni e alle modifiche apportate da papà Toni.
   
Pur lavorando artigianalmente con uno dei più antichi alambicchi ancora in funzione, per le sue dimensioni, quella dei Poli sembra un'industria a tutti gli effetti. Questo grazie al lavoro di marketing di Jacopo che ha portato alto il nome in giro per il mondo.
Sono solo vinacce fresche D.O.C. della Pedemontana veneta che vengono impiegate per la produzione di una vasta gamma di grappe che racchiudono i sapori antichi di una famiglia molto attenta al rispetto della materia prima e dei metodi di produzione originali, non perdendo però mai di vista il consumatore perché "distillare grappe é semplice, bastano vinacce fresche e 100 anni di esperienza" (cit. J. Poli).

 

Conclude la visita una divertente e godereccia seduta (di degustazione) "spiritica"al buio, che evoca l'antenato Giobatta



Distilleria Schiavo. "Un piacere senza tempo"

     

Una realtà giunta alla quarta generazione con Marco, giovane produttore che conduce da solo l'attività familiare e custodisce orgogliosamente documenti e oggetti di una tradizione portata avanti con il cuore, oltre che con testa.



Sei sono le caldaie dell'alambicco di rame a ciclo discontinuo impiegate per le "cotte" di vinacce fresche e selezionate nella zona che si estende dal Valpolicella al Trevigiano, che la Schiavo utilizza per una produzione di grappe, distillati d'uva e liquori. 


Particolare menzione merita "Anno Decimo", liquore al sapore di prugna e mandorla, studiato da lui stesso per l' impiego anche in pasticceria, altra sua grande passione.



Distilleria LI.DI.A. "LIquori, DIstillati e Affini"
Per le grappe di questa distilleria il Look è colorato e brioso, unico nel suo genere, tanto prezioso che è stato coperto da brevetto. Ogni confezione ha incarto di un suo proprio colore che ne contraddistingue l’aroma di grappa.


L'azienda pur essendo giovane, ha già la sua storia, infatti è stata fondata nel secondo dopoguerra da nonna Lidia, donna di grande spessore, che aveva l'abitudine di offrire un goccino di grappa ai ciclisti che pedalavano lungo la strada davanti alla distilleria. Nei racconti di Elena, la nipote che assieme al marito porta avanti l'attività, si evince che era una maestra nella preparazione di liquori: il suo "bombardino" rimaneva sorprendentemente compatto e non c'era bisogno di agitare la bottiglia prima di versarlo nel bicchierino.
Per l'impianto discontinuo a quattro caldaiette in rame, le vinacce selezionate sono freschissime, umide e profumate, e provengono dai colli Berici e Euganei, con partite dall'Alto Adige e Emilia.



Distilleria Dal Toso Rino e figlio. "La grappa è un bene da tutelare"



Da Rino e Sergio Dal Toso, azienda nata all'inizio degli anni '60 dopo la scissione dalla distilleria di famiglia da parte di Rino, si distillano grappe tipicamente venete, di forte carattere, da vinacce miste, senza trascurare comunque la richiesta di prodotti più morbidi. Peculiarità di questa distilleria é l'alambicco a ciclo discontinuo a 6 caldaiette tutto in acciaio: "Richiede meno manutenzione e dà più sicurezza", dice Sergio, attuale titolare dell'azienda.


Gradevole è il Grappiz, aperitivo rivisitazione dello spritz veneziano, che vede il vino bianco sostituito dalla grappa al moscato

Distilleria F.lli Brunello. " Profumo di antico, sapore di moderno"
Quando l'azienda apre i battenti, è il 1840. L'Italia era divisa in piccoli stati e l'unità dello Stato era ancora molto lontana. Tutto questo conferisce alla distilleria un'aura un po' "retro".



Posizionata a Montegalda, tra i colli Berici e quelli Euganei, una struttura cinquecentesca di campagna é la sede della distilleria più antica d'Italia, di un B&B e del ristorante "Da Culata", dove si prepara il baccalà in tutte le sue declinazioni.


Eredi di una nonna che é stata tra le prime donne imprenditrici della storia, Giovanni, Paolo e Stefano producono grappe giovani, invecchiate, distillati d'uva e liquori, frutto di vinacce fresche provenienti non solo dai territori circostanti, ma anche dalla Valpolicella, dalla Toscana e dalla Sicilia per le produzioni più esclusive


Per la distillazione i Brunello si avvalgono di un alambicco storico a ciclo discontinuo, tra i pochi ancora funzionanti nel suo genere, dotato di una batteria di quattro caldaiette in rame a vapore diretto e a pressione e temperatura talmente basse da avvicinarsi quasi ad un bagnomaria. 
Le vinacce rosse passano per l'alambicco subito dopo la svinatura per mantenere tutta la loro fragranza. Quelle bianche vengono lasciate a fermentare per circa un mese in piccoli contenitori sigillati per far sì che gli zuccheri vengano trasformati in alcol in modo favorevole alla conservazione dell'aroma.
                                                          








Ristorante Antica Casa Della Malvasia
All'Antica casa della Malvasia, ristorante a quattro passi dalla Basilica palladiana, lo chef rivisita ricette della cucina locale con un gusto particolare nella composizione dei patti.
Fois gras alla grappa su crostini di pane briosciato, creme di zucca e dattero, scaglie di tartufo nero dei Colli Berici; bigoli con l' arna (anatra); sua maestà il baccalà alla vicentina con la polenta; piccione arrosto; variazione di cioccolato e creme.




E come poteva finire la serata se non in maniera "spiritosa"?








venerdì 20 settembre 2013

Yin e Yang: l'equilibrio

Yin e Yang: l'equilibrio


Il giorno e la notte, il maschio e la femmina, il positivo e il negativo. 
L’universo fin dalla notte dei tempi è governato da forze uguali e contrarie che danno origine al movimento, e quindi alla vita.
La vita trae nutrimento da elementi opposti ma mai contrastanti e inscindibili: il mare e la terra.
Questa ricetta rende omaggio al mare col pesce spatola, sinuoso predatore del Mediterraneo, e alla terra con ceci e fagioli, legumi ricchi di ferro e di forza.
La preparazione calda, cotta a bassa temperatura, dal colore scuro e materno delle terre ricche di argilla, abbraccia la sorella cruda, dai toni caldi e chiari, caratterizzata da una marinatura dal sapore pungente, sprigionato dagli agrumi, dallo zenzero a dal Pernod. Questo piatto può dirsi il simbolo culinario della filosofia Yin e Yang perché gli ingredienti si inseguono in una ciclicità mai contrastante. E’ un movimento vitale di profumi e sapori dove ogni singolo prodotto richiede la partecipazione dell’altro. Il freddo non può essere apprezzato senza il caldo e così anche il contrario. Lo scuro non può esistere senza il suo chiaro, come il chiaro non ha luce senza lo scuro.
Questa è una ricetta che porta in tavola la danza dell’energia, facendoci assaporare la vera essenza dell’equilibrio.
Con questo piatto voglio rendere onore alle eccellenze lucane che ho ricevuto direttamente dalla Basilicata per poter partecipare al concorso organizzato dalla Federazione Cuochi Lucani "IoChef". 




La preparazione fredda consiste in due filetti di pesce spatola marinati, appoggiati su una crema di melanzana rossa di rotonda, nappati con olio al mandarino candito, e guarniti con un ciuffetto di bucce di mandarino candito caramellato e qualche filetto di melanzana rossa di Rotonda confit.
Per quella calda  invece si tratta di due filetti di spatola cotti nel sottovuoto a bassa temperatura, impanati con una farina di ceci neri e saltati velocemente in padella con un po' di olio. La crema su cui vengono adagiati è di fagioli aromatizzata con Pernod, qualche filetto di melanzana rossa confit, e qualche cece nero, faranno da decorazione.

Gli ingredienti si intendono per ogni porzione, tranne per la melanzana confit le cui dosi riferiscono alla misura del vasetto più piccolo della Bormioli, e per la crema di melanzana, della quale è difficile dare le dosi a porzione.

Melanzane confit:
Yin e Yang: l'equilibrio


Ingredienti:
150 g di melanzana rossa di Rotonda DOP
il succo di mezzo limone
olio evo Majatica aromatizzato all'aglio q.b.
sale e pepe q.b.
qualche fogliolina di menta

Preparazione:
Mondare le melanzane, tagliarle a fettine di 1 cm e poi a filetti di 1 cm. Regolare di sale e pepe e cospargere, mescolando bene, con il succo di limone.
Lasciar riposare mezzora.
Mettere le melanzane in un vaso sterilizzato, inserendo ogni tanto le foglioline di menta.
Aggiungere l'olio, in modo che riempia tutti gli spazi vuoti, chiudere ermeticamente e infornare a 75°C per 45 minuti.Togliere dal forno e lasciar raffreddare.

Crema di melanzana rossa di Rotonda DOP
Yin e Yang: l'equilibrio


Ingredienti:
500 g di melanzane rosse di Rotonda DOP
1 spicchio d'aglio
olio evo Majatica q.b.

Preparazione:
Mondare le melanzane e tagliarle a pezzi grossolanamente.
Soffriggere l'aglio intero nell'olio e aggiungere le melanzane. far insaporire, togliere l'aglio, regolare di sale e pepe, aggiungere, se necessario, un po' d'acqua e proseguire la cottura coperte.un po' prima di spegnere, controllare la cottura e lasciare scoperto per far restringere il sughetto. Spegnere e frullare con un frullatore a immersione.


Farina di ceci di Pomarico IGP
Yin e Yang: l'equilibrio


Ingredienti:
50 g di ceci neri di Pomarico IGP
acqua q.b.
sale grosso q.b.

Preparazione:
Mettere a bagno i ceci nell'acqua per 12 ore.
Lessarli in abbondante acqua salata e farli asciugare in forno a 100°C per un paio d'ore.
Lasciarli raffreddare dentro al forno e frullarli il più sottile possibile.
In questo modo il sapore del cece viene esaltato.


Yin e Yang 
Yin e Yang: l'equilibro


Per la preparazione "Yang": Filetti di spatola marinati agli agrumi 
Ingredienti:80 g di pesce spatola
4 g di zucchero di canna
8 g di sale grosso
1 g di semi di anice
1 g di buccia d'arancia grattugiata
1 g di buccia di limone grattugiata
3 g di zenzero fresco grattugiato
5 g di succo d'arancia
3 g Pernod
olio aromatizzato al mandarino candito (1 cucchiaino di olio evo Majatica e 1 cucchiaino di sciroppo del mandarino candito e un po' della sua polta, emulsionare e lasciar riposare qualche ora).

Preparazione:
Abbattere il pesce a -20°C e mantenerlo nel congelatore per almeno 24 ore; questa procedura lo sanificherà da eventuali parassiti, nella fattispecie più temuta: l'Anisakis.
Scongelarlo poi in frigo a +3°C.
Sfilettarlo e acidificarlo in acqua gasata a +3°C per 1 minuto (questa operazione serve sia come effetto battericida, sia per mantenere il colore e la salubrità della carne, che per eliminare i residui di sangue che rimangono dopo la sfilettatura.). Asciugare i filetti e procedere con la marinatura.
In un cutter frullare insieme il sale, lo zucchero di canna e le spezie, tranne lo zenzero, fino ad ottenere una miscela abbastanza fine.Unire lo zenzero e le bucce degli agrumi e strofinare i filetti di spatola con la miscela.Coprire con carta assorbente da cucina e bagnare la carta con il Pernod e il succo di arancia diluiti assieme.
Marinare in frigo per 12 ore, quindi lavare i filetti sotto l'acqua corrente , asciugarli e riporli sottovuoto in frigorifero, per prolungarne la shelf life.
Al momento dell'impiattamento scaloppare i filetti.


Per la preparazione "Yin": Filetti di spatola panati nella farina di ceci su crema di fagioli al Pernod 
Ingredienti:
80 g di filetti di pesce spatola
50 g di fagioli di Sarconi IGP
acqua per l'ammollo
fumetto di gallinella di mare
10 g di cipolla
5 g di Pernod
olio evo Majatica q.b.
sale e pepe q.b.
farina di ceci q.b.
1 albume

Preparazione:
Abbattere il pesce come sopra.
Mettere in ammollo i fagioli per 12 ore e bollirli in acqua salata.
Preparare il fumetto con la testa, privata degli occhi e le branchie, e con la lisca della gallinella, soffriggendo prima una pezzetto di carota, di sedano e cipolla tagliati grossolanamente. Aggiungere la carcassa del pesce e tostare. aggiungere acqua q.b.e sobbollire non più di una mezzoretta. A cottura ultimata filtrare il fumetto e farlo raffreddare.
Rosolare la cipolla tagliata a pezzetti in un po' d'olio. Aggiungere i fagioli, insaporire e unire il fumetto, lasciandone da parte un po' per il pesce, portando a cottura a fuoco dolce.
Frullare tutto finemente, aggiungendo poco olio a filo, e setacciare la crema. Tenere in caldo.
Prendere i filetti di spatola, acidificarli, condirli con sale e pepe e condizionarli sottovuoto con il fumetto rimanente.
Cuocerli a 55°C per 10 minuti. Toglierli dal sottovuoto, asciugarli, passarli nell'albume e nella farina di ceci e saltarli in padella con un po' d'olio evo.

Per la composizione del piatto affettare una fettina sottile di pane di Matera di qualche giorno, modellarla a piacere e biscottarla nel forno a 100ºC.
Adagiare la galletta in un angolo del piatto, con un cucchiaio stendere la crema di melanzane in un verso, la crema di fagioli nell'altro, e procedere come spiegato sopra.





I



martedì 3 settembre 2013

Le Trottole

Trottole croccanti


"Mamma, io la mattina non voglio croissant o brioche; quelli piacciono a Gianmarco. A me prepari, per cortesia, dei biscotti: é questa la colazione che piace a me!".
E cosa posso risponderle io? "Questa cucina non è un ristorante"? Ma neanche per sogno! Questa cucina é meglio di un ristorante perché tutto viene preparato con amore e tanta passione. 
La soddisfazione più grande è vedere che i miei ragazzi gradiscono e apprezzano ciò che preparo per loro.
É così che é nata questa ricetta, per preparare non il solito biscotto, ma qualcosa di diverso e croccante che stia bene sia con il caffè che con il the. Inutile dire che la piccola ha gradito molto (e anche la nonna)...



                         Trottole croccantiTrottole croccanti



Ingredienti:
200 g di farina Petra 5
100 g di burro a temperatura ambiente
100 g di zucchero semolato
65 g di farina di mais del tipo "fioretto"
50 g di perle di cioccolato Valhrona
2 uova a temperatura ambiente
5 g di baking
lamelle di mandorle tostate q.b.
filini di mandorle tostate q.b
granella di zucchero q.b.


Trottole croccanti


Preparazione:
Montare il burro con lo zucchero.
Aggiungere le uova una alla volta.
Con delicatezza unire la farina setacciata assieme al baking, facendo attenzione che non si formino grumi.
Incorporare la farina di mais e le perle di cioccolato, e mescolre finché gli ingredienti saranno ben amalgamati.L'impasto risulterà morbido, non tipo frolla.
Metterlo a riposare in frigo  per un paio di ore.
Dividere l''impasto in tre parti, con ognuno formare delle palline della grandezza di una noce, arrotolarle il primo nelle lamelle, il secondo nei filini, ed il terzo nella granella di zucchero.
Disporre le palline su una placca da forno foderata con carta forno.
Riporre in frigo, accendere il forno e portare la temperatura a 170°.
Infornare per 15-20 minuti.
Sfornare i biscotti e lasciarli raffreddare su una gratella.





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